Vivere per la proposta di legge Eutanasia Legale

Libertà sessuale, libera sessualità- 1976 - Adele Faccio

I colori di Emma BONINO. Una DONNA Istituzionale e oltre....

Alba Montori su Facebook

giovedì 14 settembre 2017

Un soffio d'intelligenza critica nell'orgia della mediocrità...

"Insulti in diretta TV, macchine del fango, volgarità senza fine condite da una serie di vallette, spacciate per ministre, che si muovono come starlette, tutte mossettine ed ammiccamenti, alla ricerca dell'attenzione mediatica.
Si dirà, cambiano i tempi, cambiano i mezzi della politica, certo, ma qui non ci sono più gli interessi contrapposti che si scontrano, ci sono delle "prime donne mediatiche", dei comunicatori che, complici delle leggi elettorali che hanno distrutto il principio della rappresentanza, raccolgono voti su di se e nominano i propri fedelissimi in Parlamento o nei Consigli regionali ormai privi del principio base della Democrazia, cioè dell'autonomia del Legislativo dall'Esecutivo.
Quello che ne deriva è sotto i nostri occhi, volgarità e lazzi e nullità assolute spacciate per alti principi che animano il Parlamento, Mafie e Lobby che, a viso aperto, senza neanche il pudore del riserbo, ostracizzano il sindaci e/o Governatori "scomodi" (non filo-governativi), con scuse puerili e pura arroganza e, chi più ne ha di più ne metta.... mi domando, come fanno gli italiani a sopportare un tale cumulo di volgarità, di stupidità, di nullità di disprezzo della Democrazia ?
B.R."

Cit. "Mediocri di tutto il mondo vi siete uniti. E avete vinto!
Il mondo è dei mediocri. Sarà che è un assunto non difficile da sperimentare - e anche consolatorio per spiegarsi certi successi o insuccessi ugualmente distanti dalle vette del genio e dagli abissi dell’indegnità - ma il saggio La mediocrazia (Neri Pozza, pp. 239, € 18) del filosofo canadese Alain Deneault a un anno dall’uscita è ormai un longseller internazionale. E dire che in centinaia di pagine, dense di pensiero e di citazioni, ne ha davvero per tutti. In politica, da Trump a Tsipras, vede solo un «estremo centro», nell’impresa la «religione del brand», il «consumatore-credente», la «dittatura del buonumore». Nel lavoro «devitalizzato» individua la skill fondamentale nel «fare propria con naturalezza l’espressione: alti standard di qualità nella governance nel rispetto dei valori di eccellenza». E, in ogni ambito, rileva certi tic verbali come «stare al gioco», «sapersi vendere», «essere imprenditori di se stessi». Insomma, dice, «non c’è stata nessuna presa della Bastiglia ma l’assalto è avvenuto: i mediocri hanno preso il potere»....
Lo abbiamo incontrato a Milano dove ha parlato al Wired Fest, il festival dell’innovazione, altra parola che non manca nel vocabolario #mediocratico. Oggi sarà al Circolo dei Lettori di Torino. 
Professor Deneault, l’ha colpita questo successo? Anche perché a molti che la leggono lei dice in faccia che sono dei #mediocri… 
«Mi aspettavo un’eco molto più ristretta, ma questo libro parla di un malessere sociale condiviso da molti. Detto ciò, ho cercato di evitare moralismi e di puntare il dito. Lo scopo era indicare la pressione sociale molto forte che incoraggia a restare persone “qualunque”».

Lei è stato particolarmente duro con il mondo accademico a cui appartiene. Qualcuno si è offeso? 
«Sì, visto che sono stato bandito. Tengo corsi stagionali, la mia presenza è episodica. Gli ambienti universitari formano sempre meno una élite capace di gettare luce sulla strada giusta da seguire per l’uomo comune. Sono più simili a una corte d’altri tempi, vendono risultati di ricerca a dei finanziatori. Molta autocensura, molti format replicati per far piacere al potere». 
Ha avuto critiche «non mediocri»? 
«Nell’era della mediocrazia non si discute più… i pensieri seguono dei corridoi, si preferisce ricevere notizie che confortino».
Perché bisogna temere la mediocrazia? 
«Perché fa soffrire. Chiede a persone impegnate nel servizio pubblico di gestire come si trattasse di una organizzazione privata, così si trovano in conflitto perché avevano un’etica diversa; chiede a ingegneri di progettare oggetti che si rompano in maniera deliberata perché vengano sostituiti, chiede ai medici di diagnosticare malattie che potrebbero diventare davvero pericolose a 130 anni… Senza parlare della manipolazione dei consumatori da parte del #marketing».

La mediocrazia è anticamera di #dittature, anche #edulcorate? 

«La dittatura è psicotica, la mediocrazia è perversa. Psicotica perché la dittatura non ha alcun dubbio su chi deve decidere. Hitler, Mussolini, Tito sono stati tutti personaggi ipervisibili, affascinanti, che schiacciano con le loro parole; la mediocrazia è perversa perché cerca di dissolvere l’autorità nelle persone facendo in modo che la interiorizzino e si comportino come fosse una volontà loro».

L’inglese standard è la lingua ufficiale della mediocrazia? 

«L’inglese manageriale sì, e uccide l’inglese. È un suicidio linguistico parlare questa lingua quando si è anglofoni, non si può pensare il mondo nella sua complessità o qualsiasi fenomeno sociale utilizzando un vocabolario che non è utile se non alla organizzazione privata».

#Tecnologia, #social, #colossi del #web. Anche lì domina la mediocrazia? 

«Dobbiamo immunizzarci da un certo lessico che parla di progresso, innovazione, eccellenza. Mi interessa che si utilizzino questi strumenti ma si deve #analizzare l’impatto che hanno su pensiero, morale, politica. Un utilizzo mirato dei social media, per esempio durante le elezioni, può rendere le persone estremamente #manipolabili». 

Il contrario del mediocre è il superuomo, l’eroe? 

«No. L’antidoto è il #pensiero #critico, perché smaschera l’ideologia, che è un discorso di interessi sotto la parvenza di scienza. E fa subire un trattamento critico analitico a una nozione che qualcuno ci vuole ficcare nel cervello, per esempio l’inevitabilità della vendita di armi o di una nuova autostrada».ù

È più ottimista sul futuro? 

«Qualsiasi impegno politico è a metà tra lo scoraggiamento e la speranza. Ed è proprio quando la situazione è scoraggiante che ci vuole il coraggio».

martedì 12 settembre 2017

A proposito di stupro

Si fa ultimamente un grande uso e abuso  della parola "stupro". Come se la violenza sessuale  come crimine contro le donne fosse una scoperta recente e non una pratica promossa dal patriarcato da millenni non certo per puro divertimento maschile, ah no, ma per il nobile fine della procreazione! ( sarcasmo)
Perchè " per quanto riguarda le donne, loro non sarebbero mai o quasi  disponibili, perciò è più che legittimo forzarne un po' (quanto?) la natura". Queste le testuali parole che mi sono sentita affermare con grande autorità da un prete ( un eminente gesuita) nell'ormai lontano 1964, quando lo interrogavo sull'argomento...perché io SONO CURIOSA.
Allora di stupro si parlava il meno possibile, era un argomento decisamente tabù. Anche perché alcuni tipi di stupro erano tollerati o addirittura  incoraggiati dalla legge, come quello a scopo matrimoniale: la ragazza rapita e stuprata poi veniva sposata in chiesa (matrimonio concordatario) e lo stupro veniva miracolosamente cancellato dall'acqua santa.
Poi un giorno ( era il 1965) Franca Viola disse NO: niente "matrimonio riparatore" e in galera lo stupratore.
Fu l'inizio di una rivoluzione epocale, eppure ancora oggi le donne si dimenticano che  il sessismo patriarcale, che continua ad essere  coltivato e inculcato  nelle menti femminili e maschili da preti di ogni religione non è stato affatto vinto.
Perciò anche se "pare brutto" è nrcessario affermare che bisogna  partire dal presupposto che ogni maschio, pure quello che ci appare beneducato, gentile e rispettoso al cubo, pure quello di famiglia e che conosci e frequenti da quando sei nata, pure il prete e il confessore,  è un potenziale stupratore.
È terribile a pensarci, ma bisogna tenerne conto perchè è la realtà peggiore e più pericolosa per le donne del patriarcato sessista. E a meno che il maschio non sia gay ( e anche in tal caso nemmeno sempre ) esiste ed è pericolosa perché questa è la "sua naturale" natura maschile, stratificata in circa 9 o 10mila anni di patriarcale convinzione. Almeno finché la rivoluzione antisessista non abbia provveduto ad eliminare queste forme di comportamento violento prevaricatore e aggressivo tra i sessi.

Che la mia vita femminile ( sessualità compresa) sarebbe stata SEMPRE in pericolo nei miei rapporti col maschile l'ho capito  prestissimo, che avevo 4 o 5 anni, e da allora sono stata ben attenta a non essere o mettermi mai in condizione ( sopratutto mentale) di "inferiorità" davanti a  qualunque individuo di sesso maschile: me lo ha insegnato mio papà, perché lui diceva che è "come agitare uno straccio rosso davanti a un toro "...

Ricordatevi che la prudenza non è mai troppa, DONNE.
Non accettate passaggi o caramelle da sconosciuti e anche con chi conoscete state sempre accorte a evitare le situazioni pericolose: subire violenza è sempre una esperienza orribile e difficile da metabolizzare.

AMg

mercoledì 30 agosto 2017

Homo faber...

Qualcuno potrebbe dire che non siamo proprio fortunati, noi in Italia, ma io dico che ciascuno è nel suo piccolo artefice della propria sorte, come diceva il filosofo circa 20 secoli fa; se poi si unisce ad altri che scelgono assieme a lui/lei, magari di farsi del male, si chiama comunque democrazia.
Quindi scegliere e/o mantenere al Potere  gente che ha a cuore solo il PROPRIO Potere, nella sua crassa ignoranza condita di avidità spasmodica, non è un caso ma è decisamente una scelta. Pessima e suicida, ma comunque scelta democratica e non iattura, anche se poi costoro non fanno e non faranno altro che snaturare e stravolgere ogni proposta positiva che nasca dalle persone che devono governare,  trasformandola in una patetica e offensiva bufala.
Questo è quello che sta succedendo in Italia ormai da trent'anni e più: vedi la sottocategoria di Unione civile per gli omosessuali, la cosiddetta Riforma della Costituzione, quella del lavoro, della scuola e della PA, e decine di altre leggi e leggine varate in fretta e furia nel più totale disprezzo del parlamento e della trasparenza.
Spero che riusciremo a toglierceli dai piedi democraticamente con una bella tornata elettorale, ma temo sempre più che sarà difficile e doloroso perché non hanno proprio intenzione di andarsene: hanno in mano già da tempo tutte le leve del Potere.

Per giunta siamo, sempre senza acvirgercene, in guerra, quella dichiarata alle civiltà eredi dell'Impero Romano già dall'11 settembre 2001.
Anche se continuano a far passare per matta Oriana Fallaci che non solo l'aveva pre-vista ma anche documentata  e ha subìto il triste destino di  Cassandra, siamo in guerra inevitabilmente, non per motivi banalmente economici o religiosi o di territori e mercati come nella tradizione, ma come fu già con Hitler per difendere la democrazia contro la tirannide cieca e feroce..
E l'Italia, ma anche l'Europa, conta quanto il due di coppe, quando si giocano spade.
Bisogna esser preparati a difendere i nostri principi, personali e collettivi se ci sono,  di civiltà, di legalità, di solidarietà, di libertà e di bellezza.
Ma per riuscire a farlo bisogna averli, ben chiari e solidi, e siamo pochi in questo paesetto che tende da secoli a privilegiare e rispettare solo chi si acchiappa il Potere.

Trump è un americano, pragmatico e attento alla conservazione dei valori democratici su cui è stato costruito il suo Paese, che è una Unione di diversità le più diverse ed opposte che noi ce la sogniamo. Qui tentano di farlo passare per tutto il contrario, con  Bergoglio, con Putin, con i regimi fintodemocratici, con preti, ayatollah e seguaci vari. Lotterà perche il Suo Paese mantenga i propri principi e la propria integrità in questa guerra, come ha fatto Bush e come ha fatto Obama. E il tiranno nord coreano sta cercando nella sua follia megalomane di distruggere il suo Paese e ciò che rappresenta sul pianeta.
L'Italia e l'UE, con o senza GB, in questo caso contano meno del due di coppe quando gioca spade.
Perciò teniamoci pronti a tutto: chi ci governa e continua cercate di distrarci con i migranti o levandoci l'acqua, lasciando la nostra bella natura in mano ai piromani, o propagandando le mille bufalette quotidiane per i terremotati,  non ci chiederà il permesso per buttarci dentro un conflitto mondiale guerreggiato pur di non andarsene.

sabato 26 agosto 2017

Per chi crede ancora di poter considerare l'ULRICHS DAY come una "festa mobile"...

Cosa è l'Ulrichs Day

E' un evento che si svolge a L'Aquila ogni anno ufficialmente dal 2000, aperto a chiunque voglia partecipare in linea con gli ideali inclusivi di attivismo sociale ispirati dal grande scrittore, giornalista e attivista Massimo Consoli dal quale è stato inizialmente promosso.

La commemorazione di Ulrichs, grande latinista, scrittore,  studioso e difensore del diritto alla parità sessuale, che visse esule e povero a L'Aquila e vi fu sepolto, è nata ed è stata ogni volta organizzata da attivisti romani ed aquilani, a cominciare da alcuni dei Padri e delle Madri fondatori del Movimento Gay-Lesbo- Transessuale, che hanno continuato a farlo anche dopo la morte di Massimo Consoli e in collaborazione con chiunque avesse a cuore la causa per il riconoscimento in Italia e nel Mondo della parità di genere, della sua storia e cultura.

 La data prescelta per la celebrazione è quella della nascita di Karl Heinrich Ulrichs, ovvero il giorno 28 agosto, e si vuole ricordare non solo suo genetliaco, ma anche il suo coming out, ovvero la sua dichiarazione pubblica di genere, particolarmente eroica in un paese e in un'epoca (Prussia 1867) in cui l'omosessualità era perseguita moralmente e penalmente.

  Naturalmente, per ovvi motivi di partecipazione, si celebra nella domenica più vicina a tale data, perciò variabile ogni anno.
  L'appuntamento invece è sempre alle ore 12 davanti al cancello del Cimitero Monumentale per recarsi assieme in corteo alla semplice tomba, che danneggiata due anni fa, è stata interamente restaurata.

  Lì si offrono semplici doni, si condivide la torta brindando alla salute delle lotte di liberazione sessuale, come si conviene a un compleanno in famiglia, e si saluta affettuosamente questo grande eroe dell'epoca moderna, precursore delle grandi lotte per i diritti del secolo scorso che ancora non sono concluse.

Infine gli intervenuti si ritrovano tradizionalmente assieme per un pranzo conviviale.

Anche per quest'anno quindi domani  27 agosto 2017 vi aspettiamo, chi  potrà esserci, per celebrare assieme.

Chi non potrà è pregato di dedicare un pensiero assieme a noi alle 12.40, ovunque sia, a quest'Uomo coraggioso e fiero,  che sia per tutt** noi sempre esempio di vita.

E per favore scriva due righe sul gruppo della Fondazione Luciano Massimo Consoli o sul blog OMOdiario per comunicarcelo.
Grazie.